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E-democracy e strumenti di "partecipazione".

Di recente ho avuto occasione di leggere un articolo che trattava della piattaforma ePart. Questa interessante piattaforma permette ai cittadini una veloce e puntuale segnalazione dei problemi fisici riscontrati nei propri comuni, allo scopo di informare le amministrazioni locali e monitorare gli interventi di quest'ultime [sempre se aderiscono all'iniziativa].

L'aspetto che mi ha mosso a questo post è che queste piattaforme erano accomunate all'argomento “e-democracy”, cosa che sostengo assolutamente fuorviante.

Credo che ci sia una voluta confusione quando di parla di “partecipazione dei cittadini”, accomunando nello stesso calderone aspetti molto diversi e con diversi fini. Questi vanno chiariti e distinti, e per far questo basta rispondere alla semplice domanda: “Partecipazione... a COSA?

Partecipazione” è un concetto generico che può essere usato ad uno o più dei tanti aspetti che riguardano la vita pubblica. La “partecipazione” si può applicare ad un evento cittadino (una festa, il carnevale ...) o la commemorazione di un accadimento increscioso (es. un lutto cittadino); a ben vedere anche il semplice pagamento delle tasse può essere considerato “partecipazione alla cosa pubblica”. La “partecipazione politica” è un aspetto, non scontato, all'interno di questo insieme.

Dentro l'insieme della "partecipazione alla cosa pubblica" c'è anche la comunicazione istituzioni-cittadini:

  • la modalità top-down, attraverso i siti d'informazione istituzionali (es. i siti dei comuni), dove si informa i cittadini di quanto deciso e organizzato dalle amministrazioni;
  • la modalità bottom-up, dove le amministrazioni chiedono ai cittadini consigli e segnalazioni relative alle loro funzioni.

Quest'ultima modalità può essere sicuramente definita una modalità di partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica.

Bisogna però è chiarire che una piattaforma come ePart assolve a questa specifica funzione comunicativa (peraltro integrando intelligentemente le due modalità succitate tramite un sistema di feedback), ma che però si limita a questo.

Già da tempo amministrazioni volenterose avevano aperto canali di comunicazione in cui la cittadinanza può segnalare problemi (quali buche nelle strade o immondizia abbandonata) tramite una casella di posta elettronica (o anche semplicemente con cassetta per le segnalazioni in comune)... e questo anche prima che esistesse il termine e-democracy.

L'aspetto fondamentale è che questo tipo di piattaforme NON permettono la “partecipazione politica: ovvero dare ai cittadini la possibilità di incidere (almeno in qualche misura) sulle decisioni prese dalle amministrazioni (lo scopo teleologico dell'e-democracy).

Ora, si può sperare che la promozione di piattaforme simili ad ePart promuova indirettamente anche la partecipazione politica (stimolando maggiormente una coscienza pubblica)... ma questa per concretizzarsi deve avere necessariamente altre modalità politico/istituzionali e strumenti realizzati a questo specifico scopo.

Tutto può essere utile per migliorare i servizi al cittadino, ma che non ci vendano fischi per fiaschi!

Hozzáadta: Luca Zanellato ekkor:
2016 Feb 15 13:38 | Hozzászólások (0)
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