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Qualità dell'Istruzione e Fuga dei Cervelli dall'Italia

Cresce in Italia il numero di giovani che scelgono di frequentare l'università all'estero. Un segno di sprovincializzazione. Ma anche della SFIDUCIA DI TROVARE NEL NOSTRO PAESE UN LAVORO ALL'ALTEZZA DELLA PROPRIA PREPARAZIONE. Perché I «CERVELLI» FUGGONO GIÀ DOPO LE SUPERIORI. Cresce in Italia il numero di giovani che scelgono di frequentare l’università all’estero. di Alessia Rastelli

Maria Livia Pappagallo ha 19 anni e le idee chiare: «SOGNO DI ANDARMENE DALL’ITALIA. E SONO SICURA CHE NON TORNERÒ». Esame di Stato appena alle spalle, al liceo classico Berchet di Milano, si È ISCRITTA ALL’UNIVERSITÀ CENTRAL SAINT MARTINS DI LONDRA, DOVE STUDIERÀ MODA E DESIGN. «IN INGHILTERRA AVRÒ PIÙ POSSIBILITÀ DI TROVARE UN LAVORO DI LIVELLO E MEGLIO RETRIBUITO», SPIEGA. Sta crescendo in Italia il numero di GIOVANI CHE, COME MARIA LIVIA, SCELGONO DI FREQUENTARE UNIVERSITÀ STRANIERE SUBITO DOPO LE SUPERIORI O LA LAUREA TRIENNALE. Studenti che – se possono permetterselo, in alcuni casi aiutati da borse di studio –, anticipano già alla fase della formazione la cosiddetta «FUGA» ALL’ESTERO. NEL 2008 ERANO CIRCA 40 MILA GLI ITALIANI ISCRITTI IN ATENEI STRANIERI, SI LEGGE IN UNO STUDIO SU DATI OCSE CONTENUTO NEL RAPPORTO ITALIANI NEL MONDO 2011 della Fondazione Migrantes e firmato da Maria Carolina Brandi, ricercatrice dell’Istituto sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr. UN NUMERO CHE SALE A CIRCA 60 MILA NEL 2010 (ultimo dato disponibile). Da un lato, SI PUÒ INTERPRETARE QUESTA MIGRAZIONE PRECOCE COME FRUTTO DI UNA (POSITIVA) SPROVINCIALIZZAZIONE. Ma, dall’altro, MOLTI RAGAZZI TRA I PIÙ BRAVI E PREPARATI AMMETTONO DI ANDARSENE PERCHÉ NON HANNO FIDUCIA DI TROVARE IN ITALIA UN LAVORO ALL’ALTEZZA E ADEGUATAMENTE RETRIBUITO. E, dunque, iniziano a gettare già prima, all’estero, le radici della loro vita professionale. Senza che l’Italia riesca, al contempo, ad attrarre altrettanti «cervelli» stranieri. «I laureati all’estero che svolgono un lavoro continuativo a tempo pieno guadagnano di più di quelli che vivono in Italia, con un differenziale di oltre 540 euro tra chi ha iniziato a lavorare dopo il conseguimento del titolo» diceva nel 2011 in un’audizione al Senato Enrico Giovannini, allora presidente dell’Istat e oggi ministro del Lavoro, commentando l’ultimo studio tuttora disponibile su laureati e dottori di ricerca italiani che vivono all’estero. DI SICURO, IN ITALIA BISOGNA INTERVENIRE AL PIÙ PRESTO SUL LAVORO. Nel frattempo, però, i neodiplomati che restano non devono cadere nell’insidiosa semplificazione che tutto da noi vada male. Nonostante i tagli e le difficoltà di un ricambio generazionale (e meritocratico) che deve compiersi, infatti, l’università italiana è ancora di qualità e in grado di preparare laureati competitivi all’estero. Secondo il QS World University Rankings, tra i più autorevoli organismi di valutazione, IL POLITECNICO DI MILANO, AD ESEMPIO, È QUARANTOTTESIMO NEL MONDO E TREDICESIMO IN EUROPA TRA LE UNIVERSITÀ INGEGNERISTICHE. E anche quando il ranking è più basso, va soppesata l’incidenza per l’Italia di fattori come l’elevato numero di studenti o, ancora una volta, la MANCANZA DI ALLIEVI E DOCENTI INTERNAZIONALI. Se si considera invece solo il livello dell’insegnamento, le posizioni sono più alte. NEI POLI DI ECCELLENZA COME LA BOCCONI E LA LUISS, INOLTRE, O ANCHE IN UNIVERSITÀ PIÙ PICCOLE COME CAMERINO, SI TENGONO GIÀ CORSI IN INGLESE E SONO ATTIVE PARTNERSHIP CON ATENEI ESTERI PER FAVORIRE L’INTERNAZIONALIZZAZIONE. E, alla fine, anche i (pochi) studenti stranieri in Italia, si dicono soddisfatti. Secondo il Rapporto 2013 della Rete europea migrazioni, a cura del Ministero dell’Interno, del Centro studi Idos e dell’Irpps-Cnr «la loro valutazione delle università italiane è ottima nel 13 per cento dei casi e buona nel 47,7». E voi cosa ne pensate? Credete che l’università italiana (e l’Italia) offrano ancora opportunità oppure è meglio, per chi può permetterselo, riparare all’estero? Raccontateci le vostre storie.

12.07 | 16:15 giuliano.rizzi stando in germania ho imparato una cosa: che i tedeschi imparano l’italiano per le ferie, gli italiani imparano il tedesco per lavoro.

12.07 | 17:16 dlucci Una domanda, forse retorica. HO LASCIATO L’ITALIA UNA DECINA DI ANNI FA, E NON CI SONO PIU’ TORNATO, PERCHE’ HO TROVATO OTTIME OCCASIONI DI LAVORO IN UNIVERSITA’ STATUNITENSI. Essendo dunque lontano dall’Italia da molti anni, non mi e’ chiara una cosa. LEGGO SPESSO CHE LA PERCENTUALE DI ITALIANI CON TITOLI UNIVERSITARI E’ NETTAMENTE INFERIORE RISPETTO A QUELLE DI PAESI COME USA, FRANCIA, GERMANIA E REGNO UNITO. MA POI SEMBRA CHE I LAUREATI ITALIANI ABBIANO MOLTE PIU’ DIFFICOLTA’ DEI LORO COLLEGHI AMERICANI, FRANCESI, TEDESCHI O INGLESI, A TROVARE UN’OCCUPAZIONE ADEGUATA ALLA LORO FORMAZIONE. E sembra che, PER QUESTO MOTIVO, IL NUMERO DEGLI ISCRITTI ALLE UNIVERSITÀ ITALIANE CONTINUI A CALARE DI ANNO IN ANNO. Dunque, qualcuno mi spiegherebbe come mai abbiamo meno laureati e dottori di ricerca rispetto ad altri paesi “sviluppati”, e i pochi che abbiamo devono anche faticare a trovare un lavoro decente in patria?

12.07 | 15:07 chiocciola62 UNA PARTE DEL PAESE NON VUOLE CAMBIARE. È la mentalità di questo paese che va radicalmente cambiata. Dove abito, nord est, molte famiglie hanno già costruito la casa ai figli vicino alla loro. dovrebbero sposarsi con persone del paese trovare lavoro vicino con mamma che prepara il pranzo fino a 50 anni e oltre. I FIGLI VANNO ALL’ESTERO SOLO IN VACANZA, POCHI PER STUDI. AVENDO GIÀ LA CASA PRONTA NON SI ATTIVANO PER MIGLIORARE LA LORO SITUAZIONE E SPERANO NEL POSTO VICINO A CASA, CON RACCOMANDAZIONE tanto in Italia si usa così e soprattutto non entrano idee nuove non si cambia. Sto parlando di nord est.

12.07 | 15:21 IamUbik84 Normale apertura mentale. CIÒ CHE È REALMENTE SCONFORTANTE È LEGGERE TUTTO QUESTO ALLARMISMO VERSO LA “FUGA ALL’ESTERO”, così come succede negli articoli che parlano della acquisizione di marchi italiani da parte di aziende straniere. IL FATTO CHE RAGAZZI ITALIANI SEMPRE PIÙ GIOVANI LASCINO LA CASA NEL PAESELLO DI MAMMA E PAPÀ ED ESCANO DAI CONFINI NAZIONALI HA SOLO ASPETTI POSITIVI. Chi critica o si preoccupa probabilmente sogna di tonare al piccolo, chiuso mondo antico delle frontiere e dell’ autarchia.

12.07 | Alessia Rastelli Personalmente credo che trascorrere delle fasi all’estero sia positivo, io stessa l’ho fatto (e lo scrivo anche, parlando di una “positiva sprovincializzazione”). Dunque, sfatiamo ogni sospetto di “mondi antichi” o “autarchia”. Ma le sottopongo almeno tre problemi, da risolvere: - IL PRIMO, DEL PAESE: L’ITALIA PERDE TALENTI E NON ATTRAE DALL’ESTERO ALTRETTANTA IMMIGRAZIONE DI QUALITÀ, DUNQUE, SI IMPOVERISCE - IL SECONDO, DEI SINGOLI: ANDARE ALL’ESTERO PER L’UNIVERSITÀ NON È UNA SCELTA ECONOMICAMENTE SOSTENIBILE PER MOLTE FAMIGLIE, dunque ragazzi bravi e meritevoli non hanno pari opportunità ai blocchi di partenza con altri loro coetanei. Diverso è andare all’estero dopo la laurea quando si può iniziare a contare sul proprio stipendio personale - il terzo, ancora, del Paese: se si va all’estero per aprire la propria testa, bene, ma se si parte perché non si ha fiducia nel Paese d’origine, è un’altra cosa. Dare per scontato che in Italia il talento e l’impegno non siano premiati, produce secondo me conseguenze culturalmente e socialmente (oltre che economicamente) molto pericolose. AR

12.07 | 15:24 spinanelfianco A chi scrive che la scuola italiana è buona.... rispondo: non avete mai visto le scuole si paesi seri. LE NOSTRE SCUOLE E SPECIALMENTE UNIVERSITÀ HANNO PROGRAMMI OBSOLETI, PROFESSORI NON ADATTI AL LORO RUOLO CHE SFORNANO UN NUMERO INDECENTEMENTE BASSO DI LAUREATI. …cosa ancor più grave se si pensa che in Italia nel 3° millennio CI SONO PROFESSORI, PER COSÌ DIRE, UNIVERSITARI CHE PENSANO SIA BENEFICO LO “STERMINIO DI MASSA” AGLI ESAMI, INVECE DI PREOCCUPARSI DEL PERCHÉ IN ITALIA SI LAUREANO QUATTRO GATTI, MENTRE ALL’ESTERO LE PERCENTUALI SONO INVERTITE … alla fine i premi nobel li prendono al 90% gli americani e le briciole agli altri e qualche volta (in media 1 ogni vent’anni) capita un italiano … che comunque ha studiato almeno in parte all’estero …..L’UNIVERSITÀ ITALIANA È ASSOLUTAMENTE PESSIMA … LE NOSTRE UNIVERSITÀ, A PARTE LA BOCCONI (PRIVATA) NON RIENTRANO NEANCHE TRA GLI ATENEI PIÙ PRESTIGIOSI

12.07 | 14:57 somegogo QUALE FUTURO. I cervelli emigrano perché lo stato italiano non offre loro opportunità, vanno in Germania, Francia, Inghilterra e USA. In Italia immigrano migliaia di clandestini affamati a cercare un lavoro che non c’e. Questa secondo una parte degli italiani sarebbe la strategia per proiettare l’Italia nel futuro.

12.07 | 15:00 fabrizio E se il salario è quadruplo e la vita costa il doppio? Sono un RICERCATORE CHE LAVORA IN ITALIA, appena tornato da un viaggio di lavoro con uno studente della mia sede per incontrare dei colleghi internazionali. UN DOCENTE BELGA CERCA DI CONVINCERE LO STUDENTE A LAVORARE PER LORO, RIMARCANDO IL FATTO CHE LI’ UN DOTTORANDO (CIOE’ UNO SPECIALIZZANDO) GUADAGNA PIU’ DI UN PROFESSORE ITALIANO. AVENDO LAVORATO ALL’ESTERO, E SAPENDOLO VERO, MI SONO LIMITATO A CONFERMARE. Noi possiamo attirare solo indiani e cinesi. Quelli pippe però, quelli bravi vanno in Nord Europa e Nord America. […]

12.07 | 11:21 paolo.m80 Non confondiamo la fuga dei cervelli. Con una semplice apertura mentale. Studiare all’università in una città diversa da quella natale porta solo ed esclusivamente un arricchimento di esperienza e cultura. Non DIMENTICHIAMO 2 LIMITI RICORRENTI DI NOI ITALIANI: NON SAPPIAMO LE LINGUE STRANIERE, E RIMANIAMO A PIU’ DI 30 ANNI INCOLLATI A MAMMA E PAPA’, con il lato negativo di non saperci arrangiare da soli e di non saper esser indipendenti quando questo e’ necessario

12.07 | 11:22 mino79 Università ok. L’università in Italia va anche bene (lo dico da laureato) nonostante molte siano carenti di mezzi e strutture. E’ TUTTO QUELLO CHE VIENE DOPO CHE IN ITALIA NON VA… si entra in un mondo di nepotismo, lecca***ismo, concorrenza sleale, corruzione, disonestà, ecc. E non parlo solo dei nostri amati governanti, ma ella maggior parte del popolo italico.

12.07 | 11:51 Malbyte MANCANZA DI STANDARD. Esplora il significato del termine: L’UNIVERSITA’ IN ITALIA E’ UN TERNO AL LOTTO. NON C’E’ TRASPARENZA SULLA QUALITA’ DEI SINGOLI ATENEI E DEI SINGOLI CORSI PERCHE’ QUESTI SONO MOLTO ETEROGENEI E I BARONI UNIVERSITARI SONO COMUNQUE UNA LOBBY PROTETTA IN PARLAMENTO. NON C’E’ DUBBIO CHE VI SIANO LAUREATI NOSTRANI PREPARATISSIMI, MA VISTI “DA FUORI” NON SONO “VISIBILI” PERCHE’ CI SONO ANCHE LAUREATI NOSTRANI CHE NON SANNO SCRIVERE. Quindi si: L’ITALIA OFFRE INSEGNAMENTO UNIVERSITARIO DI QUALITA’ (se ti va’ di complicarti la vita), MA NON TI DA’ UNA VALUTAZIONE OBIETTIVA. SE ASSUMI UN LAUREATO ITALIANO PUOI INDIFFERENTEMENTE TROVARTI UN LEONARDO O UNA CAPRA ENTRAMBI CON 110 E LODE, ENTRAMBI LEGALMENTE DOTTORI. QUESTO FENOMENO SI CHIAMA IMMERITOCRAZIA ed e’ una lezione che viene impartita all’Universita’ italiana. LAUREARSI ALL’ESTERO NON VUOL QUINDI NECESSARIAMENTE DIRE ACQUISIRE COMPETENZE MIGLIORI. MA SICURAMENTE NON SI SCENDERÀ SOTTO UN CERTO STANDARD E QUESTO DA PIÙ VALORE AL TITOLO DI STUDIO IN PROSPETTIVA LAVORO. Ci sono poi alcune eccezioni come l’autrice ricorda, tipo la BOCCONI. Questa però è UN UNIVERSITÀ PER FIGLI DI GENTE RICCA che non vuole vedere la propria prole geneticamente superiore mescolarsi/confrontarsi con ragazzi normali. LAUREANDOSI ALLA BOCCONI EFFETTIVAMENTE UNO IL LAVORO LO TROVA E NEI PIANI ALTI E IN OTTIME AZIENDE NON NECESSARIAMENTE IN ITALIA. E’ IL SISTEMA DELLA “RACCOMANDAZIONE FATTA SISTEMA”. Il vantaggio che questi signori hanno sui normali laureati in economia una volta finiti gli studi non e’ di correre più veloce ma semplicemente di partire più avanti. Anche in questo caso quindi un liceale smart e di famiglia danarosa, scegliendo di studiare all’estero può ottenere un titolo di studio confrontandosi con il mondo (tutto) e la gente vera (non solo i raccomandati) uscendo quindi più forte dal percorso universitario. Non vedo proprio perché uno pur avendo i mezzi dovrebbe scegliere di studiare in Italia invece che all’estero.

12.07 | 12:27 melmoth Lento ed inesorabile declino. E’ solo la punta dell’iceberg, ci sono assicurazioni che vendono la polizza università: in pratica paghi la rata fin da piccoli se poi hanno il voto massimo alla maturità pagano loro le spese per la retta e i libri per università a scelta anche estere. MI PREOCCUPA DI PIÙ LA MANCANZA DI MERITOCRAZIA NELLA SCUOLA, RIFORMARE E BENE METTERE IN COMPETIZIONE GLI STUDENTI E I PROFESSORI E SMETTERLA CON IL TUTTO A TUTTI QUANDO POI IN REALTÀ SI DÀ TANTO A POCHI. Esplora il significato del termine: La cosa migliore? LICEI CLASSICI E SCIENTIFICI A NUMERO CHIUSO CON TEST D’INGRESSO e pagamento di una retta, con BORSE DI STUDIO PER COLORO CHE NON HANNO REDDITO. PER L’UNIVERSITÀ TUTTE LE FACOLTÀ A NUMERO CHIUSO E ISCRIZIONI PIÙ CARE E UN BUON SISTEMA DI BORSE DI STUDIO E EDILIZIA UNIVERSITARIA (CASE ALLOGGIO PER STUDENTI GRATIS DI PROPRIETÀ DELL’UNIVERSITÀ) CHE CON IL NUMERO CHIUSO SAPREBBERO IN ANTICIPO QUANTO NE SERVIREBBERO.

la differenza.... 12.07 | 12:40 Lettore_2211430 …oltre ad un discorso prettamente economico (UN’UNIVERSITÀ COME IL POLITECNICO DI TORINO O L’ALMA MATER DI BOLOGNA COSTANO ALL’INCIRCA 2000/2,500€ EURO L’ANNO DI RETTA, UN UNIVERSITÀ STRANIERA DI PARI LIVELLO NE COSTA COME MINIMO 20 MILA) è che all’estero non è che cercano laureati Italiani, ma laureati In italia. Il livello di preparazione di un laureato medio italiano è nettamente superiore a qualsiasi candidato straniero non proveniente da una di quelle 8/9 università definibili come “d’èlite”. […]

12.07 | 09:02 Riocampore Quasi un'emergenza nazionale.... che nessuno ancora sembra percepire nella sua drammatica importanza per il futuro dell’Italia. SE NE VANNO I CERVELLI CHE ABBIAMO FATTO STUDIARE NELLE UNIVERSITÀ A NOSTRE SPESE E CHE REGALIAMO AGLI ALTRI PAESI,IN PARTICOLARE ALLA GERMANIA,SVENDENDO COSÌ IL FUTURO DI COLORO CHE RESTANO E DI TUTTI NOI. Non avrei mai pensato di lasciare tante macerie ai miei figli. […]

12.07 | 09:34 ANTOMA16 io ho un figlio e ci sto pensando... Mio figlio ha 9 anni, in quarta elementare a settembre. Il futuro che vedo davanti per lui mi preoccupa; frequenta UNA SCUOLA PUBBLICA, IN GENERALE GIUDICATA ECCELLENTE MA DOVE GIÀ SI PERCEPISCE IL CLIMA SEMPRE PEGGIORE DATO DAI CONTINUI TAGLI A TUTTO (fosse solo la carta igienica da portarsi da casa….). CHI HA I FIGLI ALLE MEDIE (PUBBLICHE) SI LAMENTA ANCHE DI PIÙ, IN PRATICA RISCHIANO DI ESSERE 3 ANNI BUTTATI NELLA SPAZZATURA. E io penso che UNA VOLTA ADULTO MIO FIGLIO DOVRÀ CONFRONTARSI CON RAGAZZI DI TUTTO IL MONDO, oramai il mercato del lavoro è davvero “all over the world”. Che strumenti gli posso fornire in queste condizioni? E lasciamo stare la bellissima mossa del Politecnico che si è rivolto al Tar perchè non è giusto che un corso di specializzazione sia fatto solo in lingua inglese. COME FAI A NON PENSARE “VEDIAMO DI METTERE DA PARTE IL PIÙ POSSIBILE E POI LO MANDO A STUDIARE DA UN’ALTRA PARTE”?

12.07 | 09:39 vitalijkirghiz Buone università. Secondo me non ha molto senso andare via dall’Italia subito dopo le superiori, per diversi MOTIVI. LE UNIVERSITÀ ITALIANE SONO MOLTO BUONE E FORNISCONO UNA BUONA VISIONE DEL MONDO. IL PROBLEMA SEMMAI È CHE, IN ALCUNI CASI, RISPETTO ALL’UNIVERSITÀ, CIÒ CHE VIENE FORNITO DAI POSTI DI LAVORO È DI QUALITÀ NETTAMENTE INFERIORE. E QUINDI LA PERSONA GIÀ FORMATA VA VIA. Poi vorrei ricordare che a Milano, per studiare moda e design, ci vengono anche studenti cinesi e giapponesi, forse il livello di preparazione non è così basso.

12.07 | 10:32 Lettore_5724 Se tornassi indietro anche io andrei via da questo paese e rimarrei in Inghilterra a vivere. Li si che ci sono possibilità, è una nazione che galoppa, e si vede ogni giorno. L’ITALIA INVECE È PARALIZZATA. E’ UN PAESE DI VECCHI PER VECCHI, DENTRO E FUORI. Alle mie figlie sto già insegnando che se vorranno lavorare, bene, con soddisfazioni, dovranno studiare all’estero e vivere fuori dall’Italia. Per loro qui ci sarebbe solo la spazzatura dei politicanti.

12.07 | 10:55 Lettore_2205019 Estero tutta la vita. PER LA MIA ESPERIENZA POSSO AFFERMARE CHE L’UNIVERSITÀ ITALIANA È PESSIMA, O MEGLIO CI SONO 4-5 BUONE IN TUTTO IN QUESTO PAESE. TUTTA TEORIA, ZERO PRATICA (PARLO ALMENO PER INGEGNERIA),DISORGANIZZAZIONE MASSIMA,APPELLI A DISTANZA DI 2 GIORNI L’UNO DALL’ALTRO (IN ALCUNI CASI COINCIDENTI),PROF MENEFREGHISTI ED INTOCCABILI,LEZIONI FRONTALI SENZA PARTECIPAZIONE. COME SI PRETENDE DI POTER LAVORARE STUDIANDO A MEMORIA DIMOSTRAZIONI DI TEOREMI SIA NELLA TRIENNALE CHE NELLA SPECIALISTICA? E’ normale che un giovane che esca dall’università non abbia le competenze necessarie per entrare nel mondo del lavoro,se l’istituzione che dovrebbe fornirle non lo fa o meglio lo fa solo in alcuni casi all’ultimo anno della specialistica. Scappate all’estero!

12.07 | 11:05 davideiceman Studi all'estero? Non mi stupisce! Per quella che è stata finora la mia esperienza in un’università statale italiana non sono rimasto affatto soddisfatto. I PROFESSORI CHE AMANO INSEGNARE, COMPETENTI, PUNTUALI, SI CONTANO SULLE DITA DELLE MANI; PER IL RESTO HO VISTO SOLO UNA GRAN CONFUSIONE, DISORGANIZZAZIONE E SUPERFICIALITÀ NELL’INSEGNAMENTO, OLTRE CHE AD UNA SCARSISSIMA PROPENSIONE AL LAVORO. A peggiorare ulteriormente le cose PREVALE ANCORA LA MENTALITÀ (ERRATA) TUTTA ITALIOTA DEL DOVER POSSEDERE A TUTTI I COSTI UNA CULTURA A 360°, PER CUI CI SI RITROVA A PREPARARE UN NUMERO TROPPO ELEVATO DI MATERIE, DI CUI PIÙ DI UNA A MIO PARERE SAREBBE TRANQUILLAMENTE SACRIFICABILE, CON IL RISULTATO CHE ALLA FINE DELLA GIOSTRA “SI SA TUTTO E NIENTE” (OLTRE AL FATTO CHE DOVENDO DARE ESAMI A RAFFICA LO STUDIO DIVENTA MOLTO APPROSSIMATIVO).

http://27esimaora.corriere.it/articolo/quelli-che-se-ne-vanno-perche-i-cervelli-fuggono-gia-dopo-le-superiori/#

Προστέθηκε από Ivano Paolo Todde στις 12 Ιουλ 2013 στις 09:58 μ.μ. | Σχόλια (0)
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