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L'istruzione in Sardegna - I dati OCSE e INVALSI

L'istruzione in Sardegna - I dati OCSE e INVALSI Il contenuto di questo post è la riduzione di alcune pagine del libro Per un diritto costituzionale all’istruzione adeguata del Prof. Giovanni Coinu che ringraziamo per la collaborazione, la generosità e la disponibilità.

Il sistema di istruzione pubblico nazionale, in quanto tale, dovrebbe garantire su tutto il territorio nazionale un'uniforme erogazione del diritto allo studio, diritto posseduto da ogni individuo. Nonostante ciò, recenti studi condotti in ambito nazionale e internazionale hanno reso palesi profonde disuguaglianze nel godimento delle opportunità scolastiche e nell'apprendimento, nonché una forte incidenza causale di variabili quali la residenza geografica e il contesto familiare di provenienza sul raggiungimento degli obiettivi da parte degli studenti. In poche parole le rilevazioni OCSE-PISA e INVALSI hanno reso evidente che in Italia, rispetto all’acquisizione di competenze nella lettura, esiste una sproporzione tra competenze maturate dagli studenti del nord e del sud per tutti i gradi dell’istruzione ed in aumento con il progredire del livello scolastico. Alcuni dati possono aiutarci a chiarire la situazione. L'OCSE valuta gli studenti tramite una scala che prevede 6 livelli di competenza. La percentuale media degli studenti che raggiunge il livello maggiore si attesta allo 0,8% su scala mondiale, mentre l'Italia si ferma solo allo 0,4%, ovvero bene al di sotto della media. Un altro criterio di valutazione usa un sistema che fa corrispondere alle competenze maturate nell'arco di cinque giorni di scuola 1 punto. La media OCSE per le competenze in lettura è di 493 punti, quella italiana leggermente al di sotto con 486 punti (fig.1). Fig.1

L'Italia si colloca dunque, leggermente al di sotto della media, il dato appare allarmante se si considera il punteggio raggiunto dalle macro-aree geografiche all'interno della nazione. I licei della Lombardia, per esempio, raggiungono un punteggio pari a 572 punti, mentre gli istituti professionali della Sardegna sono relegati in un’area di assoluta insufficienza con soli 370 punti (fig.2).

Fig.2 In altre parole, posto che un anno scolastico conta 200 giorni di lezione, dunque equivale a 39 punti PISA, in termini di competenze tra uno studente liceale lombardo di quinta e uno studente di istituto professionale sardo di quinta c'è una differenza pari a cinque anni scolastici, ovvero è come se lo studente sardo non si fosse mai iscritto alla scuola superiore! Le cause dello squilibrio Le moderne procedure statistiche consentono di identificare anche le cause del fenomeno. In particolare i metodi di calcolo permettono di isolare l'incidenza di variabili quali l'impegno personale e le condizioni socio-economiche della famiglia di provenienza e di definire il nesso causale tra residenza geografica e raggiungimento dei livelli di competenza in uscita al netto delle caratteristiche individuali degli studenti. Gli studi dimostrano, infatti, che a parità di impegno personale nello studio e di condizioni socio-familiari, il divario deriva dalla localizzazione degli istituti. A conferma di ciò si può citare il risultato delle indagini INVALSI [1] che dimostrano come nel Nord-Ovest si registri una percentuale ben più alta di studenti che raggiungono il massimo livello di competenza in lettura (9,4%), rispetto al Sud e alle Isole (2,5%). (fig.3) Fig.3 Il quadro si inverte quando si guarda alla concentrazione di studenti che si collocano al livello inferiore: Sud-Isole (30%); Nord-Ovest (14%). (fig. 4) fig. 4 Buona parte di questo divario, in base a quanto esposto, sembra chiaramente derivare da dati oggettivi, che sottolineano una forte iniquità interna al sistema. Ad un notevole numero di studenti (maggiormente nel centro-sud dove sono, peraltro, più marcate le disuguaglianze sociali, con gravi iniquità in termini di giustizia sociale) vengono negate le pari opportunità sancite dalla Costituzione, con forti ripercussioni su tutto il sistema scolastico. In altre parole il sistema italiano dell'istruzione assicura solo il formale adempimento del diritto all'istruzione, attraverso la costruzione materiale di scuole e l'assunzione di docenti, ma contravviene all'articolo 3 della Costituzione nella misura in cui non interviene per «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese». I dati PISA e INVALSI dimostrano, dunque, che in Italia le opportunità di raggiungere buoni risultati scolastici a prescindere dalla condizione socio-economica non sono equamente distribuite. Perché avviene ciò? Troviamo la risposta se passiamo all'analisi dei flussi di investimento nel sistema scolastico. Appare abbastanza chiaro che lo Stato italiano, contrariamente ai Paesi in cui si sono avuti i risultati migliori, non investe abbastanza sulla scuola, o meglio investe poco e male. Finanziare, infatti, allo stesso modo scuole che operano in contesti socio-economici differenti provoca i disastri che abbiamo descritto, perché l'entità degli investimenti non risulta essere sufficiente nelle zone svantaggiate. Per di più la soluzione che sembra profilarsi all'orizzonte, ovvero, la possibilità che le scuole si finanzino attingendo anche a contributi privati volontari, inevitabilmente porterà all'ulteriore consolidamento della forbice territoriale. Aprire, infatti, alle scuole l'opportunità di accedere a finanziamenti privati porterebbe inevitabilmente ad un appiattimento del sistema di istruzione al livello del sistema socio-economico dei territori, con il risultato che le scuole che operano in territori poveri avranno risorse economiche minori e continueranno ad avere risultati peggiori. Tutto ciò mentre i dati OCSE ci dicono con grande chiarezza che i risultati migliori vengono raggiunti dai paesi che investono non tanto nell'iperpotenziamento delle eccellenze, ma nella riduzione della distanza che separa i peggiori dai migliori.

Il profilo costituzionale della questione Sulla base di quanto si è detto, appare chiaro che il problema dello squilibrio sociale e territoriale del sistema dell'istruzione è una questione che investe il fondamento costituzionale della legislazione scolastica. La nostra Costituzione, come sappiamo, ha una natura programmatica che consiste nel fatto che il suo dettato rappresenta non solo il riconoscimento di diritti che l'uomo possiede per natura, ma anche, e soprattutto, un programma di azione che vincola il legislatore, man mano che cambiano le reali condizioni socio-economiche del Paese, a trovare mezzi idonei all'assicurazione dei diritti al passo col mutare dei tempi. Oramai l'obiettivo costituzionale dell'uguale e obbligatorio accesso alla scuola, sancito dagli articoli 33 e 34, è pienamente raggiunto. Ciò non significa che abbiamo risolto tutti i problemi. Il quadro allarmante che viene fuori dai dati che abbiamo illustrato ci dice che gli articoli 33 e 34 vanno interpretati in senso evolutivo, ovvero alla luce dei Principi Fondamentali della Costituzione e, in particolare, dell'articolo 3. Non bisogna chiedersi se tutti i bambini italiani vanno a scuola. La risposta è sì. Bisogna piuttosto chiedersi: i cittadini italiani che frequentano la scuola hanno tutti la medesima possibilità di superare le differenze sociali ed economiche che li separano? L'OCSE e l'INVALSI ci dicono di no, dunque è obbligo del legislatore smettere di guardare alla sola media delle prestazioni (fig.1), porre attenzione alla differenza che passa tra i migliori e i peggiori (fig.2) e, in osservanza del dettato costituzionale e dell'articolo 3 in particolare, porre mano a delle politiche finalizzate non al semplice accesso a scuola, ma al maggiore investimento finanziario della Repubblica nei contesti con maggiori difficoltà e all'assicurazione da parte dello stato di una istruzione adeguata che riequilibri il sistema e assicuri la sostanziale uguaglianza e giustizia a cui abbiamo diritto come esseri umani e come cittadini. [1] INVALSI, Le competenze in lettura, matematica e scienze degli studenti quindi-cenni italiani, Rapporto Nazionale PISA 2009 (INVALSI, 2010), 47. Il differenziale si amplia ulteriormente quando queste stesse per-centuali vengono disaggregate per regioni: Lombardia 10,9%, Calabria 1,5%. http://lezionidicostituzione.blogspot.it/2013/04/listruzione-in-sardegna-i-dati-ocse-e.html

Ajouté par Ivano Paolo Todde le 14 Jul 2013 à 04:39 PM | Commentaires (0)
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