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Banca centrale canadese più accomodante sul futuro, il CAD perde quota

Il meeting della banca centrale del Canada si è chiuso senza sorprese sostanziali, ma con una impronta molto accomodante che ha finito per scuotere i mercati.

La decisione della banca centrale

banca centrale canadaLa Bank of Canada ha infatti deciso - al termine del meeting di politica monetaria - di lasciare il tasso di interesse di riferimento all'1,75%. Fin qui, nulla che i mercati non si aspettassero. La vera novità invece è stata la rimozione, nella dichiarazione di accompagnamento, a ogni riferimento circa un possibile futuro rialzo dei tassi. Questa omissione è stata interpretata dagli investitori come una possibile svolta molto accomodante da parte della banca centrale. Non a caso, dopo il meeting della bacan canadese, gli investitori si aspettano che la pausa dei tassi si protragga fino al 2020.

La conseguenza è stata un evidente calo del dollaro canadese sul mercato valutario. Come si può vedere sulle trading online piattaforme migliori, il loonie è sceso contro il dollaro (-0,36%), mentre l'EUR-CAD è salito dello 0.20% a 1.5074.

Le condizioni macroeconomiche canadesi

La frenata da parte della banca centrale del Canada nasce da una serie di fattori riguardanti il futuro economico del Canada. Anzitutto la crescita globale lenta, ma anche il crollo delle proprietà immobiliari e le incertezze che avvolgono il mercato del petrolio. Tutte queste incertezze, secondo la Bank of Canada, oltre ad aver frenato lo slancio dell'economia canadese negli ultimi mesi, si prevede che potranno zavorrare anche la crescita futura. Si capisce allora perché gli investitori stiano adottando strategie trend following (breakout trading) che puntano sul ribasso del loonie.

Le stime della banca centrale del Canada non sono infatti ottimistiche. Il prodotto interno lordo (PIL) quest'anno dovrebbe salire solo dell'1,2%, e non dell'1,7% che era stato previsto a gennaio. La crescita dovrebbe invece risalire al 2,1% nel 2020 e stabilizzarsi al 2% nel 2021. I consumi dovrebbero essere sostenuti da una forte crescita del reddito da lavoro, mentre l'inflazione dopo un previsto calo nel terzo trimestre, dovrebbe risalire verso il target del 2% entro la fine dell'anno.

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