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Mercati meno tesi per la questione USA-Iran, il petrolio scende

Il rischio di interruzioni nella fornitura di petrolio calano, e così le quotazioni dell'oro nero imboccano la via della discesa dopo quattro sedute in rialzo.

La tensione USA-Iran fa meno paura ai mercati

mercati e petrolioGli investitori erano rimasti scossi dall’uccisione del generale iraniano Soleimani per mano statunitense, ed avevano temuto seriamente che questo avrebbe comportato delle interruzioni immediate dell’offerta in Medio Oriente. Di conseguenza tanto il Brent quanto il WTI erano saliti in modo repentino. Il Brent aveva raggiunto i livelli massimi da settembre, mentre il greggio WTI aveva toccato i massimi da aprile.

Una maggiore rilfessione sugli eventi ha fatto però scemare in parte l'allarme per l'escalation dei contrasti tra Stati Uniti e Iran, e di conseguenza anche le valutazioni del petrolio. I mercati ritengono più probabile che l’Iran si concentrerà sugli obiettivi militari statunitensi anziché su quelli energetici. Inoltre la chiusura dello Stretto di Hormuz, un punto chiave dei flussi globali di petrolio, rimane un evento molto improbabile perché allontanerebbe dall'Iran anche alleati strategici come India e Cina.

Petrolio in calo

Nella giornata odierna quindi parte dei guadagni è stata rimasticata dai mercati. Il Brent è sceso poco oltre quota 68 dollari al barile, mentre il greggio Usa è tornato sotto i 63 dollari al barile.

Il punto di vista degli investitori è che se non ci saranno ritorsioni iraniane e interruzioni nelle forniture, allora i prezzi del petrolio tenderanno a scendere nel corso del primo trimestre 2020. Inoltre, c’è ancora un surplus di petrolio, quindi a meno che gli speculatori non vedano effettivamente gli impianti petroliferi e le petroliere attaccati, o persino gli incendi nei campi petroliferi, i guadagni saranno probabilmente limitati.

Inserito da helena ricci il 07 Gen 2020 alle 18:28 | Commenti (0)
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